E allora davvero ora non capisco che ci faccio qui.. IO ..
Cosa ci faccio io qui in una società che ha come scala di misura "la materialità". Io non capisco.
Non capisco perchè si lavori, per prendere soldi mangiare compare e buttare. Lavorare fagocitare ed espellere. Non capisco.
Odio contare qualcosa di diverso dalle stelle.
Odio compare qualcosa di diverso da penne e carta.
Non capisco che ci faccio io qui, in un sistema alla ricerca di soldi e soldati.
Vorrei buttare tutto fuori dalla finestra.
E rimanere IO, ME e le mie Emozioni, che nessuno potrà mai comprare.
TEATRO
Perché poi fare teatro cos’è..
È togliersi le maschere. Buttare giù ogni convenzione. È essere se stessi. È capire di amare troppo la Vita.. capire che la Vita è “troppa” per essere vissuta nel tempo di una sola Vita.. e cercare quindi di far proprie, farsi più momenti di Vite diverse possibili..
Perché poi fare teatro cos’è..
E’ essere se stessi. Liberandosi dal peso di fingere in svariati momenti di Vita quotidiana finta.
È trovare se stessi in un momento di totale smarrimento, illuminazione e catarsi.
Capirsi in quell’istante. Dimenticarsi. Ricercarsi. Riviversi. Innamorarsi dell’uomo e delle sue emozioni.
Perché poi fare teatro cos’è.
È quel momento.. con le luci addosso.. in cui capisco che hai un senso.
Hai potere, hai attenzione e occhi, orecchi.. persone per te. Aspettano inconsciamente tu possa cambiar loro la Vita. Se solo una persona sarà toccata da un’emozione figlia tua.. il tuo Teatro avrà avuto un sincero, colorato senso..
Ti tira uno schiaffo.. e ti dà un Bacio..
Come quando si è innamorati, si cancella ogni lacrima versata, con la volontà di cullarsi nelle piccole cose.. solo nel Sogno così vero che ti capita di fronte in quel momento..
..sperando che duri il più possibile.. che sia la volta buona..
Ti spinge per terra, nel fango..
e poi con gli occhi brillanti di luce di Speranza, ti tende la mano..
e tu nonostante i pianti, le sofferenze che hai provato, che ti hanno tagliato la pelle e il cuore..
che ti hanno distrutto, fatto a pezzi.. non puoi che allungare a tua volta la mano..
..assecondando un’Energia più forte di te..
Ti minaccia con occhi di ghiaccio, e poi ti fa sciogliere in un caldissimo abbraccio..
Ti offende.. e poi ti dice che ti ama..
e le uniche parole che ti restano in testa sono le ultime.. le bellissime ultime..
La Vita è una Forza che si accresce con l’Energia e il Sogno..
E’ una Forza che ti respinge e poi immediatamente dopo ti risucchia nel suo incredibile fascino ..nella voragine della sua Immensità..
Continueremo a soffrire per sempre a soffrire.. sempre di più ..
E sempre di più saremo incantati dalla Meraviglia della Vita.. che è capace di farti rinnegare tutto in un attimo.. per e con un attimo di Felicità..
Così come tra due innamorati.. si è pronti a dorare di importanza le piccole cose Belle ..
per dimenticare quelle più grandi ..e Brutte.. così tra noi e la Vita..
Ti spinge e ti tende la mano..
Ti ghiaccia e ti abbraccia..
Ti insulta e ti dice che ti ama..
Non ci si può opporre all’amore più grande.. all’Amore più grande che ci sia..
l’Amore per la Vita.. non si chiama “sopravvivere”.. ma “continuare ad amare”..
Ogni giorno che passa, non passa perché “deve passare”, ma perché è una confessione d’amore della Vita.. che vuole vivere un altro unico e meraviglioso giorno con te..
Ti farà soffrire come l’amante più infedele e meschino..
ti romperà le ossa, ti farà sputare sangue..
Si prenderà gioco di te.. riderà sbattendoti in faccia il Dolore e aizzandolo contro di te..
ti sembrerà di amare la Morte..
Ma siamo troppo innamorati..
La Vita è Stupore e Fascino..
La Vita è Incanto e Meraviglia..
..e al Bacio della Vita non si può resistere..
il pazzo del silenzio
Un silenzio che profuma di eternità. Un brivido celeste.
Poi.. Schiamazzi, clacson, trapani, annunci, sigle, diktat mediatici. Si torna piedi a terra.
Gente nervosa, gente in asservimento di un rumore sicuro che tiene protetti dal pensare. Tutto urla.
Gente sorda al silenzio. Tutto urla. Perché non si sa cosa dire e non si vuole pensare.
Guarda quell’uomo. Identico agli altri. Un piede segue l’altro in una marcia di passi strangolati..
Davanti. Nebbia e dubbi. Dietro. Nessuna orma lasciata.
Cammina per inerzia. Il tempo scorre, fluisce e si spreca.. e come in una cascata si suicida..
Uomo cieco. Non vede quell’arcobaleno che lo cinge.. non vede quelle bianche macchie di cotone e panna che galleggiano sulla dolce seta del cielo.. le nuvole che volano.. e lo fanno ad occhi chiusi.. aspettando le dita del vento..
Uomo sordo. Non sente il profumo dei fiori.. non sente il canto della Natura che imprigiona..
Uomo di latta. Scandisce un ipnotico tempo di polvere sfilando a testa bassa con gli altri tuoi miseri compagni, in una processione che odora di marcio, sbuffa fumo.
“Alza la testa!”
Un pazzo sussurra intensamente “Corri. Ribellati. Rompi il ritmo. Esci dal coro saltando su un fulmine. Disegnati le ali e colorale ogni giorno di più del bianco della Libertà. Prendi il volo. Assapora l’impossibile, tocca l’invisibile e porta tutto dentro di te.. Vola nel tuo cielo di assoluto silenzio e musica. Disegna i pentagrammi del tuo Concerto con le dita impastate delle tonalità del tramonto, metti per ogni nota una stella.. e poi suona e balla la tua Vita.
Ad occhi chiusi e cuore aperto..nel silenzio.
Librati tra il calore del sole e i soffi del vento, accarezza le nuvole, prendine un batuffolo, assaggialo..e diventa dell’essenza dei loro filamenti di Sogni..
Nel silenzio, trova il suono di ogni emozione.
Rifletti, medita, fantastica, ed esagera.. nei tuo silenzi …che possono essere la scintilla di una scoperta, di una rinascita.
Accampati lì, tra quella stella lì e l’altra appena vicino. Ora guarda giù.. quella piccola pallina..blu, un po’ verde..
Guarda che bellezza. Guarda dove esisti ogni giorno. Quando svelerai ogni istante la bellezza di quella piccola pallina, anche quando, piedi su di lei, la vedrai come un’infinita sfera ..allora potrai vivere e non solo esistere. Sentire l’incanto della Vita, non data, ma conquistata.
Nel trambusto alienante di ogni giorno, trova quel momento per guardare su. Quel momento di silenzio e pace, che ti riporta “lì” verso dove guardi, e ti fa riconsiderare il “qui” da cui guardi. Pensa nel tuo silenzio.. a questa pioggia.. che altro non è che il timido pianto commosso di quelle tue stelle amiche con le quali passavi attimi eterni ad osservare quaggiù.. e forse da lì, per quello spettacolo sublime, anche tu piangevi..
E allora pensa nel tuo silenzio..a quelle le tue lacrime che bucavano le nuvole.. così che quaggiù..cadeva la neve: una cascata di fiocchi di nuvole imbevute del tuo pianto, lanciato dal cielo.
Pensa nel tuo silenzio..e immagina quando eri lì su.. perso in quegli inebrianti sguardi verso ovunque.. restavi a bocca aperta, lasciando uscire dalla tua bocca stupefatta, quel vapore caldo.. che qui..nella piccola sfera.. è la nebbia, immensa e penetrante.
Prendi questo silenzio eterno che si è dato a te tra le stelle, e portalo giù con te su quella splendida pallina, proteggendolo nel petto.. Con questo spirito ingenuo e muto, conserva questo sconfinato stupore verso le piccole cose.. che nella realtà poi sono tutto. Quella pallina sarà la tua Terra, e quel sorriso potrebbe essere la tua Vita.”
Un tuono, forte. Sobbalzò. Un urlo strozzato per il brusco risveglio e poi.. il silenzio. Faceva freddo. Era notte e tutto taceva. Qualche secondo per tornare dal mondo dei sogni..e i suoi occhi ancora socchiusi si persero di fronte la finestra. Pioveva. Ma il cielo non era molto nuvoloso. Sul suo pallido viso, si dipingeva un sussurro di sorriso. Vedeva le stelle. I suoi pensieri volavano là.. ora gli occhi erano ben aperti, scintillanti. Si accampavano, come due diamanti, tra quella stella lì e l’altra appena vicino. Il suo sorriso pareva volerli seguire, e così ora sembrava quella mezzaluna lassù in alto.
Pensava ombrosa alla mattina che tra poco l’avrebbe chiamata. Alla città. Al suo trambusto, agli uomini ciechi, agli uomini sordi, agli uomini di latta.. ma tornava lucente con un sussurro..
Si. Quel pazzo. Strano ricordarsi bene le parole di un sogno. Ma quelle le erano rimaste. Incise. Allora prese una giacca, schivò con lo sguardo la borsa di lavoro, uscì di casa. Prese la bici appoggiata al muro e cominciò a pedalare. Non stava andando da nessuna parte. Ancora un tuono. Era felice. Con quel sorriso che poteva “essere la sua Vita, stava “uscendo dal coro saltando su un fulmine”. Non stava marciando. Si stava librando “tra il calore del sole e i soffi del vento”, stava suonando e ballando la sua Vita “ad occhi chiusi e cuore aperto..nel silenzio”. Una lacrima di emozione le scese sulla guancia..e scendeva accompagnata da quelle che lassù, le sue stelle piangevano commosse per lei.

